Incontro con i genitori dei ragazzi della Prima Comunione

Tema : “I primi catechisti siete voi”

Il primo sentimento che nasce dal cuore è il senso di gratitudine verso tutti voi genitori che avete accolto l’invito a partecipare a questo incontro, nonostante i mille impegni e le tante difficoltà.

La vostra presenza dimostra che ci teniamo ad approfondire e rafforzare quell’alleanza tra famiglie e catechisti (patto di responsabilità educativa), essenziale per rendere efficace l’itinerario di formazione intrapreso con i ragazzi. L’attenzione, l’interesse, il coinvolgimento e la condivisione aiuta i genitori a diventare compagni di strada dei figli, per camminare insieme sui sentieri della fede e della vita, sentendosi parte di una comunità. Nessuno può sostituirsi a voi genitori, perché in famiglia, luogo e tempo primario della formazione, ci siete voi e a voi guardano i figli come modelli da imitare. Il catechismo in parrocchia è solo un aiuto ed un sostegno che la comunità parrocchiale offre ai genitori. Il catechismo non è una scuola che finisce con la Prima Comunione o con la Cresima, anzi. Il catechismo è solo una fase di un cammino di fede, che continua per tutta la vita. Man mano che si cresce deve anche aumentare la consapevolezza della nostra fede. Perché un bambino possa arrivare a credere in modo adulto ci vuole la collaborazione di tante persone. Prima di tutto dei genitori, che non debbono “remare contro”. Poi dei catechisti che, “gratis” e per fede, danno una mano. Poi del prete e di tutta la comunità, con la quale ci si ritrova alla Messa. Una comunità che cammina nella fede e che dà testimonianza di ciò che vive. A questo proposito, vi invitiamo a accompagnare i vostri figli alla Messa domenicale che è un momento di famiglia. Il tipo di “relazione” che i genitori vivono nei confronti di Dio è dunque molto importante perché è questo che viene trasmesso ai figli. Credere non è semplicemente : “sapere che Dio c’è” ma “avere un dialogo, un rapporto con Dio”. Spesso proviamo nei confronti di Dio un po’ di paura. Ce lo immaginiamo come un padrone severo, che sta attento ai nostri sbagli, ai nostri peccati, per punirci. Ma il nostro Dio non è così. Cristo ci ha rivelato il volto di un Padre misericordioso. L’unica preghiera che ci ha insegnato è “Padre nostro”. A Nicodemo, il fariseo che era andato da lui a trovarlo di notte, aveva detto : “Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna” (Giov. 3,16). Ma, oltre che con le parole, Cristo ci ha mostrato con la sua vita, fino a che punto Dio ci ama. Dalla croce ripeteva : ”Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno” (Luca 23,34). Per aiutare i propri figli che vanno al catechismo, è importante il tipo di rapporto che i genitori hanno con la Chiesa. Quando parlate di Chiesa, cari genitori, di chi state effettivamente parlando ? Molte volte, quando diciamo “Chiesa” intendiamo solo il papa, i vescovi, i preti e spesso abbiamo molte critiche da fare. Ma in questo modo è come se noi fossimo “fuori” dalla Chiesa. Invece è un fatto che “anche voi siete Chiesa” ; voi, che siete battezzati, che portate i vostri figli al catechismo. La Chiesa è fatta di persone come voi, come me, è fatta di “peccatori” ! All’inizio di ogni Messa diciamo : “Confesso a Dio e a voi fratelli che ho molto peccato …”. Lo dice anche il papa, il prete e l’ultimo dei fedeli. La Chiesa è fatta di noi peccatori, che crediamo a un Dio che ci perdona. Ma, nella Chiesa, oltre ai nostri peccati, c’è anche la nostra bontà, il nostro amore, le nostre buone opere che fanno piacere a Dio. Vi chiediamo allora collaborazione e partecipazione, poiché la vostra responsabilità non si esaurisce nel “mandare il figlio al catechismo”.

Si dice, quando nasce un bambino, che i genitori « l’hanno messo al mondo », perché un figlio non è per se stessi, ma per il futuro ; non è per soddisfare le proprie esigenze di padre e di madre, ma per gli altri, per l’intera umanità. A ciò corrisponde l’impegno dei genitori a educare e far crescere i ragaz¬zi. Educare è fare al ragazzo il dono più grande : è metterlo in condizione di realiz¬zarsi come persona ; è dargli la capacità di comprendere il significato della sua esistenza ; è aiutarlo a scoprire la propria identità profonda, i suoi doni caratteristici ; è stimolarlo alla ricerca e alla scelta libera e responsabile. La comunità umana, la società civile e la comunità ecclesiale, hanno bisogno di individui che non siano numeri, ma persone, esseri responsabili, capaci di cooperare alla costruzione di un mondo più umano. Tutto questo, in una visione di fede, vuol dire saper cercare e dare la risposta personale al disegno che Dio ha su ciascuno, nella realtà che ci si trova a vivere. Educare i vostri figli a questo spetta a voi, genitori, e perciò vogliamo dirvi con forza : i primi catechisti siete voi. Mi chiederete : Perché allora la catechesi parrocchiale ? Perché l’ACR ? Non basta l’educazione cristiana in famiglia ?

La vita di ogni persona nasce nella famiglia, ma non si ferma ad essa. I ragazzi dell’età dei vostri figli hanno bisogno di confrontarsi con i loro coetanei. La vita cristiana vive della comunicazione dell’esperienza di fede : non è individuale, ma ha una imprescindibile forma comunitaria.

La catechesi e le sue mete

Iniziamo con dire cosa non è :

• non è una scuola, dove imparare nozioni o conoscere tutto su Gesù.

• non è finalizzata ai sacramenti : non si va a catechismo per passa¬re a comunione o a cresima.

La catechesi, familiare e comunitaria, è educazione, per far crescere la persona nella fede, nella fiducia e nel rapporto d’amicizia con Gesù, nell’esperienza viva di una comunità. La catechesi educa ad un rapporto vivo con Cristo, non può limitarsi a dare conoscenze su di Lui. Dovrà spingersi sino a far assumere gli atteggiamenti di Lui. Con il solo insegnamento abbia¬mo il cristiano informato mentre la vera meta è il cristiano formato. E tale sarà chi avrà fatti propri gli atteggiamenti evangelici di Cristo, quali l’ascol¬to, l’accoglienza, la gratitudine, la solidarietà, il servizio, il perdono, la pre-ghiera... Purtroppo oggi, la catechesi parrocchiale è diventata una specie di “scuola per i sacramenti”, mentre è uno strumento per la crescita della persona, ad ogni età. È diventata un qualcosa che sostituisce la famiglia, mentre è un aiuto dato ai genitori. La meta principale della catechesi è diventare cristiani, arrivare ad affermare, insieme all’apostolo Paolo “non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me” (Cfr. Gal. 2, 15-21 ; Rom. 3, 28).

Il cammino dell’iniziazione cristiana è teso ad introdurre progressivamente i ragazzi ad una libera e cosciente scelta di fede e ad una maturità di vita cristiana, tenendo conto della loro età. Ciò non significa che al termine del cammino un ragazzo sia già cristianamente perfetto, ma che, dopo aver accolto liberamente il senso e i valori dell’essere cristiano, possa continuare a coltivarli anche dopo che l’iniziazione cristiana è terminata. Si può ritenere che questo cammino abbia raggiunto il suo scopo quando ogni ragazzo e ragazza desidera e vive abitualmente, anche se con fatica, una reale esistenza cristiana, caratterizzata da un profondo rapporto con Cristo, dalla convinta partecipazione alla catechesi permanente e alle celebrazioni sacramentali, dalla coerente testimonianza cristiana nell’ambiente familiare e sociale e dalla presenza attiva nella vita della comunità ecclesiale.

Descriviamo, così, brevemente le mete che la catechesi si prefigge :

1- Educare il ragazzo al dono di sé

Significa educare il ragazzo all’apertura agli altri, all’accoglienza, al rispet¬to ; significa stimolarlo al rapporto cordiale, alla comprensione attenta, al servizio generoso ; significa aiutarlo ad assumere uno stile di vita improntato alla collaborazione, alla comunicazione, alla partecipazione : perché l’altro è un fratello ed è amato in Dio che è il Padre di tutti.

2- Educare il ragazzo alla responsabilità

Significa condurre il ragazzo a scoprire che i suoi atti dipendono da lui, e che di essi deve rispondere quale autore ; questi atti comportano conseguenze che lo chiamano in causa. Il ragazzo viene così aiutato a sentirsi soggetto che opera libere scelte importanti per lui e per gli altri.

3- Educare il ragazzo al rapporto personale con Cristo

Significa far sì che il battesimo, ricevuto da bambini, non resti un episodio formale, privo di significato concreto. Nel battesimo, Cristo ci fa doni altissimi. Bisogna che questi, come semi divini, siano portati a maturazione mediante la graduale scoperta di Cristo e un crescente dialogo personale con Lui.

4- Educare il ragazzo a vivere la Chiesa

Significa aiutarlo a partecipare alla vita della Chiesa, non passivamente, quale « cliente », ma attivamente con un contributo personale e costruttivo. Ogni ragazzo, già alla sua età, è chiamato a farsi costruttore di chiesa per il bene del mondo.

Preghiera dei genitori che accompagnano i propri figli nel cammino di iniziazione cristiana

O Dio, che ci inviti a condurre a te i nostri figli, perché vuoi incontrarti con loro, aiutaci in questa grande e sublime missione.

Rendici capaci di percorrere accanto a loro, con entusiasmo, il cammino verso di te, per farti amare dai nostri figli e amarti in loro.

Vigila sul nostro cammino di genitori, perché la nostra strada sia luce alla loro strada, la nostra mano sia guida alla loro inesperienza, la nostra vita sia testimonianza per la loro vita.

Supera i nostri limiti e le nostre debolezze, ama i nostri figli come noi non siamo capaci e chiamali ogni giorno facendo conoscere a loro la tua volontà. Benedici le nostre preoccupazioni, le ansie del nostro cuore, vivi sempre accanto a noi, genitori e figli insieme, nella nostra casa.

Ti preghiamo per Gesù Cristo, che è Tuo Figlio e nostro Signore. Amen

Reggio Calabria, 29 gennaio 2011

Sr Laure

Publié le 19 février 2011.

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